In passato abbiamo già dedicato un post alla sigla di Falcon Crest, ma torniamo sull’argomento e vi mostriamo un video relativo al tema introduttivo della nona ed ultima stagione.
L’annata finale del famoso serial degli anni 80 (che purtroppo in Italia non è mai stata trasmessa, così come la penultima) fu caratterizzata da atmosfere molto cupe e dalla presenza ormai diradata della grande protagonista Jane Wyman, che partecipò a pochissimi episodi.
La sigla sembra quasi risentire di tutto questo: il magnifico tema orchestrale composto da Bill Conti fu riarrangiato in versione elettronica e ne venne fuori qualcosa di tremendo e irriconoscibile! Provate ad ascoltare…
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C’è da stupirsi che in una città strana come New York ci sia qualcuno che esercita la strampalata professione del Giudice di Notte (Night Court)? Un lavoro che qualcuno deve pur fare, visto che a Manhattan esiste uno speciale tribunale notturno dove si giudicano in diretta i reati minori commessi in città dopo il tramonto.
E chi poteva farsi carico di un tale onere se non il bizzarro e sconcertante giudice Harry T. Stone (Harry Anderson)? Harry è un ragazzone molto particolare: sguardo aperto e modi gentili, è appassionato di prestidigitazione e fan sfegatato del cantante Mel Tormé. Possiede un grande cuore ed ha un modo tutto particolare nel giudicare i casi che gli vengono sottoposti, usando più l’umanità e la sensibilità che il codice penale. Proprio il tipo adatto a presiedere un tribunale tanto particolare, frequentato dalla più variegata e originale fauna umana spesso colta in flagrante nel commette delle azioni a dir poco… eccentriche.
Ma tra lunatici, piccoli delinquenti e ladri sfigati, capita anche il caso umano, l’anima errante caduta nella rete di un’esistenza disperata, il disgraziato che ha compiuto uno sbaglio… E Harry è su questi casi che mette in gioco tutta la sua umana sensibilità. Perchè il giudice Stone sa che sbagliare è umano, ma molto più umano è dare a qualcuno la possibilità di correggersi e rimediare ai propri errori, proprio come è stato concesso a lui dopo essere stato arrestato per furto d’auto in giovane età.

Dharma & Greg sono decisamente due persone agli antipodi: come il sole e la luna, la notte e il giorno, l’acqua ed il fuoco. Eppure in questo telefilm succede l’impensabile: i due s’incontano, si innamorano e si sposano in un solo giorno, dando vita ad una delle coppie più strampalate e divertenti del piccolo schermo.
Così Dharma Freedom Finklestein (Jenna Elfman), idealista biondina insegnante di yoga e dogsitter cresciuta ad abbondanti razioni di “peace & love” dai genitori hippy, caracollerà con effetti a dir poco deflagranti nella vita di Gregory “Greg” Montgomery (Thomas Gibson), giovane rampante avvocato della borghesia americana, fin troppo piantato coi piedi per terra e con le sue piccole manie ed incertezze.
Ma, a quanto pare, l’amore vince su tutto: Greg si adatterà presto alle strampalate abitudini della moglie, riuscendo persino a vivere in una casa piena di tende a perline, arazzi indiani, cuscini al posto di divani e due cani (Puzza e Puzzetta) affetti da meteorismo e Dharma accetterà i suoi piccoli grandi compromessi con il mondo per amore del ménage familiare.

Se qualcuno di voi avesse mai avuto la curiosità di sapere dove abbia mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo una star del calibro di Tom Hanks, non deve far altro che andare a recuperare il datato telefilm Kip e Henry (Bosom Buddies) e farsi un paio di (imbarazzate) risate.
La sitcom, nata nel 1980 e durata solo per due stagioni (38 episodi), narra le disavventure di Kip (Tom Hanks, per l’appunto) e Henry (Peter Scolari), due aspiranti “artisti” (scrittore il primo, pittore il secondo) che sbarcano il lunario lavorando come ideatore di testi ed illustratore nell’agenzia pubblicitaria newyorkese Gentry e Mishkin.
La situazione precipita quando i nostri squattrinati eroi si ritrovano senza un alloggio per l’improvvisa demolizione dello stabile dove vivono; situazione drammatica che trova un paradossale sbocco grazie all’intervento di Amy (Wendie Jo Sperber), collega dell’agenzia (segretamente cotta di Henry) che propone loro di prendere alloggio nell’economico, ma dignitoso Susan B. Anthony Hotel in quel di Broadway.

Anche se qui da noi il remake Bionic Woman non ha avuto il successo sperato, vale la pena ricordare la serie originale che, al contrario, è un vero e proprio cult tra gli appassionati di telefilm! Per questo oggi vi parlerò di Jaime Sommers (Lindsay Wagner): la prima, vera, unica ed inimitabile Donna Bionica (The Bionic Woman).
La nostra amata cyborg vede la luce in una storia doppia (”La Donna Bionica” ep. 19/20) della seconda stagione de L’Uomo da Sei Milioni di Dollari: due episodi in cui facciamo la conoscenza di Jaime che, alla morte dei genitori, viene affidata alla famiglia Austin, dove cresce a fianco di Steve (Lee Majors) stringendo con lui una forte amicizia che sfocia in un legame sentimentale. Storia d’amore che dura fino all’arruolamento dell’uomo in aeronautica, evento che segna un cambiamento nelle vite di entrambi.
Steve diventerà un apprezzato pilota e abile colonnello, mentre Jaime asseconderà la sua passione per il tennis sino ad entrare tra i professionisti e qualificarsi tra i dieci migliori tennisti del mondo. Durante una licenza di Steve, i due hanno un romantico appuntamento dove ripercorrono i ricordi adolescenziali e decidono di fare un “divertente” lancio col paracadute come ai vecchi tempi.

Ma che ci fa Una Pupa in Libreria (Stacked)? La domanda sorge spontanea quando la “pupa” in questione risponde al nome di Skyler Dayton (Pamela Anderson), esplosiva bionda tutta curve che, stanca di trascinarsi da un party all’altro e di condurre una vita fatta di rapporti superficiali e delusioni amorose, fugge dalla sua quotidianità “rifugiandosi” nella libreria “Stacked”, di proprietà dei fratelli Gavin (Elon Gold) e Stuart (Brian Scolaro) Miller, riuscendo a farsi assumere come commessa.
I problemi, però, sembrano attratti da lei come mosche dal miele e le situazioni comiche ed imbarazzanti non verranno a mancare, nonostante i saggi consigli dispensati da Harold March (Christopher Lloyd), un singolare ex scienziato “ospite fisso” della libreria, e le pungenti critiche di Katrina (Marissa Jaret Winokur), sarcastica e disincantata barista che lavora alla caffetteria interna della libreria e con cui Skyler ha l’abitudine di confidarsi.
Gli elementi per una buona sitcom c’erano tutti, ma la serie non è riuscita lo stesso a decollare. Pamela Anderson era convincente (ma và?) nel ruolo della biondona tuttoburro ingenua e comica ed il telefilm poteva contare sulle forti caratterizzazioni di attori come Christopher Lloyd e Marissa Jaret Winokur, ma a quanto pare non è bastato.

Che sin dalla notte dei tempi la televisione ed il cinema abbiano pescato e piene mani nel mondo del fumetto è cosa nota, ma spesso i risultati non sono stati tra i migliori e prova evidente ne è il serial Flash (The Flash), trasposizione televisiva del velocista scarlatto della DC Comics (nulla a che fare con Flash Gordon, quindi).
La trama è abbastanza simile a quella dei fumetti. Barry Allen (John Wesley Shipp) è un tecnico di laboratorio della polizia di Central City che, come suo padre e suo fratello, ha sentito il richiamo dell’ordine e della legge, ma che a differenza di loro non si è rivelato abbastanza abile e determinato per essere un buon poliziotto e quindi aiuta la giustizia operando come ricercatore della scientifica.
L’opportunità di riscatto avviene una notte quando, durante una tempesta elettrica, un fulmine colpisce il laboratorio scagliando il povero Barry contro un raccoglitore di soluzioni chimiche. L’incidente che avrebbe dovuto rivelarsi fatale trasforma invece lo scienziato nell’uomo più veloce della terra.

Quest’oggi vi parlerò di Pappa e Ciccia (Roseanne) una delle sitcom più irriverenti degli anni ‘80/’90! Dal 1988 la serie ha raccontato le vicissitudine dei Conner, una famiglia media dell’Illinois ben lontana dallo stereotipo Bradford tanto in voga nei telefilm americani: un nucleo familiare molto sui generis, a cominciare da Roseanne (Roseanne Barr) e Dan (John Goodman), i capofamiglia oversize, sempre disposti a dispensare cattiverie a chiunque (parenti inclusi), dare adito a maldicenze e pettegolezzi e riempirsi vicendevolmente di caustiche e politicamente scorrette battutacce di basso livello. I due sembrano essere in perfetta sintonia solo attorno al tavolo da pranzo (a parte quando cercano di rubarsi il cibo).
Anche gli altri Conner sono “borderline” rispetto gli stereotipi della classica famiglia americana da telefilm: Becky (Sarah Chalke/Alicia “Lecy” Goranson), la figlia maggiore, è lo specchio della superficialità, tanto interessata alla propria immagine e ai ragazzi da vivere completamente estraniata dalla realtà che la circonda, mentre Darlene (Sara Gilbert) ha sviluppato un pessimismo cosmico (evidenziato dall’abbigliamento punk/dark) ed un cinismo che compete con quello della madre.
Non va meglio al piccolo David “D.J.” Jacob (Michael Fishman), ultimo della cucciolata Conner, spesso trattato con pungente ironia dalla madre e malsopportato dalle sorelle. Altra presenza costante nella casa è quella di Jackie Harris (Laurie Metcalf), la sorella minore di Roseanne che lavora con lei in una fabbrica ed ha un pessimo rapporto con il proprio marito.

Come è stato già ricordato nei programmi della serata previsti per quest’oggi, stasera, a seguire per i prossimi venerdì, comincia su Italia Uno, a partire dalle 23.05 circa, la mini serie in sei puntate Quo vadis, baby?, interpretata, tra gli altri, dalla bravissima cantante ed inedita attrice Angela Baraldi.
L’inizio di ogni episodio del telefilm, come nella tradizione delle migliori serie televisive poliziesche americane, si compone di tre momenti: il primo è la pre-sigla, ovvero la sequenza di apertura che precede la sigla di serie, poi dai titoli iniziali con in sottofondo la calda e sensuale voce della protagonista e, infine, dalla prima scena che inquadra Giorgia Cantini (Angela Baraldi) in un gioco di colori cupo e poco definito.
Girato in HD, sistema digitale ad alta definizione, il telefilm è caratterizzato, oltre che dalla vicenda stessa, da questa singolare tecnica, dal colore monocromatico e dalla scarsa luminosità. Vari gli interpreti, capitanati dalla particolare Baraldi con voce roca e profonda e dal look da rabbiosa pugilessa, che annoverano speciali guest star: nella puntata di questa sera Claudia Pandolfi. Il titolo della serie prende spunto da una citazione tratta dal film Ultimo tango a Parigi.
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E’ possibile al giorno d’oggi vivere una struggente storia d’amore, una triste e romantica favola come quella de La Bella e la Bestia (Beauty and the Beast)? Lo scoprirà a sue spese Catherine Chandler (Linda Hamilton), rampante avvocato newyorkese che in una gelida sera invernale viene aggredita in Central Park. In suo aiuto corre Vincent (Ron Perlman), una misteriosa creatura alta e possente e dalle fattezze leonine che la soccorre e le presta le prime cure. rifugiandosi con lei nei sotterranei della città.
Superato lo shock per l’aspetto dell’uomo, Catherine ha modo di apprezzarne la sensibilità ed il nobile coraggio, mentre Vincent, da parte sua, si prodigherà affinché la donna conosca il lato più oscuro e disperato di una città crudele ed impietosa come New York.
Vincent è molto più umano di coloro che lo disprezzano e respingono: nella sua città sotterranea ospita i reietti ed i disperati, dando assistenza a chi ha bisogno e necessità, aiutato solo dall’uomo che lui chiama “Padre” (Roy Dotrice), anche se non è il vero genitore, che lo ha cresciuto instillandogli utopici principi di pace e fratellanza tra gli uomini.