Alessandro Roja, il Dandi di Romanzo criminale, ha rilasciato un’intervista a Il Messaggero in occasione della messa in scena di Misterman (con la regia di Luca Ricci), di cui è stato protagonista all’interno della rassegna Short Theatre alla Pelanda di Macro Testaccio. L’attore 34enne, che dopo Romanzo Criminale ha preso parte anche a L’olimpiade nascosta, ha spiegato di non essere stanco di essere fermato per strada ed essere chiamato Dandi:
No. Sono grato alla serie non solo per il successo e la visibilità che ci ha regalato, ma anche per avermi permesso di lavorare come ho sempre sognato. Sono sempre stato affascinato dalla serialità - sono un accanito fan di Mad Man - percorso per molti versi delicato per un attore, che permette però di lavorare sul personaggio tanto a lungo da raggiungere un’aderenza straordinaria. Un’esperienza di crescita che segna un’accelerazione nella capacità di comprendere profondamente un ruolo.
Roja ha ripercorso la formazione, segnata anche dalla Scuola Nazionale di Cinema di Roma e dal teatro:
Ho seguito la scuola di cinema e non l’accademia quasi per caso. In realtà anche da spettatore ho sempre frequentato molto il teatro. Ricordo quando annunciarono l’apertura di India, nel quartiere in cui sono nato. Ero al settimo cielo. E poi sono convinto che un bravo attore debba saper passare da uno specifico all’altro con disinvoltura. Si tratta di codici diversi, ma per abitarli è sufficiente una leggera educazione. Vorrei citare un attore pazzesco: Andrea Di Casa. Lavora solo in teatro, ma sono certo che se fosse stuzzicato da un buon regista, sarebbe uno straordinario interprete anche in cinema. Come Valerio Binasco, che convince sempre, sia sul palco che in video.
Infine, le speranze per il futuro:
L’aspetto che conta per me è avere la possibilità di mettermi alla prova. Certo, ci sono dei registi da cui mi piacerebbe essere diretto, ma siamo in tanti e spesso le grandi occasioni nascono da circostanze casuali.
Foto via facebook

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