Un matrimonio: Pupi Avati dirige Christian De Sica e Micaela Ramazzotti

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Un matrimonio: Pupi Avati dirige Christian De Sica e Micaela Ramazzotti

Il prossimo inverno Rai Uno manderà in onda Un matrimonio, fiction in sei puntate diretta da Pupi Avati e interpretata da Christian De Sica, Micaela Ramazzotti e Katia Ricciarelli. Ambientata alla fine degli anni ‘40 a Bologna, la serie narra la storia della famiglia del regista emiliano.

Il primo ciak è stato battuto a Roma negli studi di Cinecittà, dove saranno girati gli interni, ma lo scorso 9 gennaio il regista insieme al fratello e Antonio e alla figlia Antonia, anche loro impegnati nel progetto, si sono trasferiti a Bologna per girare le scene di questa storia che racconta la vita di una coppia dal ‘48 ai nostri giorni.

Un matrimonio rappresenta l’esordio televisivo per il regista che al suo attivo moltissimi lungometraggi e che, regista di punta del cinema italiano, prima di questa esperienza non si era mai cimentato con il mondo della televisione:

noi autori l’abbiamo sempre guardata con supponenza. Io per primo. Ho capito, invece, che non è solo reality, che si può raccontare una bella storia anche in tv, che chi si occupa di fiction in Rai lo fa spesso con attenzione e amore. Sono un regista viziato perché ho sempre lavorato con mio fratello e temevo l’intrusione della committenza, è stata una scoperta pazzesca. Mai il cinema mi avrebbe permesso di misurarmi con l’ampiezza di un romanzo, la cura delle psicologie e dei caratteri minori. E poi oggi i film con una storia dal significato chiaro non sono più di moda. Non so come farò a tornare al cinema dopo questa esperienza straordinaria.

Nella fiction si racconta la storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi, vista attraverso la vita di una coppia, durante il matrimonio della quale, il fratello della sposa, di forte fede comunista, polemizza su borghesia e proletariato per provocare il fresco sposo della sorella, un tranquillo democristiano, finendo per arrivare alle mani.

E’ l’unica vita che conosco bene. Ho pensato al matrimonio dei miei nonni e a quello di mio padre e mia madre e li ho uniti, sullo sfondo di Bologna, dove sono cresciuto. Mio nonno, ricchissimo, era un giocatore: perse tutto scommettendo sui cavalli. E quando non ebbe più una lira disse a mia nonna che pregava la Madonna di farlo morire al più presto, cosa che avvenne. Mio padre l’ho perso per un incidente quando avevo 12 anni: lasciò mia madre con tre figli da crescere e una strepitosa collezione di quadri dell’800 che abbiamo rivenduto. Ma c’ho messo dentro anche il mio matrimonio che va avanti da 48 anni con tutte le difficoltà del caso.

A detta dello stesso regista la coppia protagonista di Un matrimonio è “normale”, e nella vicenda narrata non si parlerà solo di una storia familiare, ma anche della storia di una nazione:

Si amano, litigano, si lasciano, tornano insieme. Lei è di famiglia contadina che ha fatto i soldi, papà socialista e fratello comunista come allora. Lui di famiglia borghese che ha perso i soldi, benpensante e democristiana. Un po’ Peppone e Don Camillo.

C’è la ricostruzione e il boom economico che coincidono con la gioventù della mia coppia. Non c’è il terrorismo, ma c’è il movimento del 77, l’esplosione di una creatività giovanile anarchica, Radio Alice e uno dei figli che fugge via. C’è la bomba alla stazione di Bologna e la madre, ne sente il frastuono senza capire mentre torna a casa, addolorata perché vuole separarsi da un marito che non la capisce più. C’è il rapimento di Aldo Moro seguito dal fratello di lei che è diventato un giornalista di L’Avanti, il quotidiano dei socialisti che si battono, contro tutti, per la trattativa con le BR.

Foto | TMnews

 

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