Jeans, giubbetto di renna, coppola in testa e stuzzicadenti in bocca: conciato così il detective Baretta sembra più un delinquentello di mezza tacca che un tutore dell’ordine, ma anche questo fa parte del suo fascino.
Tony Baretta (Robert Blake) è il tipico duro dal cuore tenero, uno sempre pronto ad aiutare chi finisce nei guai (anche se ha la fedina penale sporca) e a caricarsi dei problemi altrui al punto di cadere sovente in grossolani errori di giudizio. Molto diverso dal cliché del poliziotto puro ed infallibile, Baretta è il volto umano della giustizia: amico di prostitute e piccoli delinquenti, frequentatore di delatori e giocatori d’azzardo, si muove per i quartieri poveri e malfamati della città con la stessa familiarità dei reietti che li abitano, usando travestimenti ed identità fittizie per indagare e ricorrendo spesso alle “soffiate” di Rooster (Michael D. Roberts), il suo informatore “di fiducia”.
Tony vive al “King Edward”, un alberghetto di quart’ordine gestito dal vecchio (ed unico) amico Billy Truman (Tom Ewell), con un dispettoso pappagallo bianco di nome Fred (Iaia) come compagno di stanza che risponde al telefono e beve whisky. Baretta però sa anche essere cocciuto ed irriverente e ne sanno qualcosa i suoi superiori (l’ispettore Shiller/Dana Elcar nella prima stagione e il tenete Brubaker/Ed Grover nelle seguenti) che sopportano con pazienza le intemperanze del detective italo-americano, ben consci, tutto sommato, delle sue capacità investigative e della sua buona fede.
Fu proprio la personalità molto sui generis del personaggio a determinare il successo del telefilm sia in patria che in Italia e a garantirgli 4 stagioni di vita (dal 1975 al 1978 per un totale di 82 episodi). Era impossibile non affezionarsi a quel poliziotto tarchiato e muscoloso, un po’ sbruffone ma generoso ed umano, arricchito in Italia da un ben riuscito (e furbesco) doppiaggio che lo faceva parlare in uno slang dal forte accento meridionale.
La prima emittente a trasmettere la serie fu Canale5, seguita poi da Rete4 e la Rai e a tutt’oggi rimane una delle serie poliziesche più riuscite tra quelle realizzate da Stephen J. Cannel (”Renegade”).
L’attore Robert Blake di par suo non ha avuto una vita meno avventurosa del suo personaggio: nel 2001 venne condannato in prima istanza per l’omicidio della moglie avvenuto in circostanze molto sospette, per poi venire assolto in maniera definitiva nel 2005, senza che però venissero diradate le ombre del sospetto nei suoi riguardi. Detto questo non mi resta che lasciarvi all’accattivante “Keep Your Eye on the Sparrow”, sigla del telefilm cantata dal favoloso Sammy Davis jr.